I “nuovi” valori dei marchigiani

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La Fondazione Aristide Merloni ha commissionato al Censis una ricerca sui valori dei marchigiani. Ne esce un ritratto sorprendente e lontano dagli stereotipi. L’egoismo è stanco, cresce la voglia di ritrovare l’altro, ma è un’energia che va orientata.

 

 

 

Identità e valori nelle Marche

Rassegna stampa

Servizio Rai

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Abbiamo tutti l’impressione che la vitalità della società italiana stia lentamente scemando. In molti si chiedono se ci stiamo fermando per poi ripartire o se invece rallentiamo per arrestarci. Questo vale sia per la società italiana, sia nello specifico della realtà marchigiana. Una ricerca del CENSIS – finanziata dalla Fondazione Aristide Merloni – sui Valori dei Marchigiani, mostra come anche nelle Marche, almeno per quello che riguarda la dimensione valoriale, ci siano grandi potenzialità, una forza etica latente, ma non indirizzata, un’energia che potrebbe essere, se canalizzata, alla base di un nuovo ciclo anche di svluppo economico.I risultati della ricerca del Censis evidenziano che la crisi antropologica che ha profondamente segnato gli ultimi decenni (l’egoismo diffuso, la passività, l’irresponsabilità, il materialismo spinto), potrebbe essere giunta alla fine della sua propagazione e le energie per una inversione di rotta ci sono tutte, anche se in forma potenziale, da attivare. È talmente forte la voglia di altruismo che aiutare chi è in difficoltà trasmette maggiore energia positiva che non l’idea di occuparsi del proprio benessere in palestra o in un centro estetico. Il 44,2% dei marchigiani afferma di ricevere moltissima carica dalla possibilità di aiutare qualcuno in difficoltà, è un dato nettamente superiore alla media nazionale che è del 29,5%, basterebbe questo dato a far riflettere su quante energie sottoutilizzate ci siano nella Regione, soprattutto se si pensa che la possibilità di fare qualcosa per il proprio benessere, come andare in palestra o farsi fare dei massaggi, darebbe molta carica a una quota inferiore (il 13,3%) di cittadini. Il 55% dei marchigiani afferma che curare la propria spiritualità gli procura una buona dose di energia positiva Il 44,8% dei marchigiani si dice molto disponibile a fare visita agli ammalati. Più del 23,2% si dice assolutamente pronto a rendersi disponibile in caso di calamità naturale, per contribuire al bene comune. Circa il 44,3% si dice molto o abbastanza disponibile a dare una mano nella manutenzione delle scuole (Il 20% molto disponibile). Anche per la manutenzione delle spiagge e dei boschi, più di un terzo si dice pronto a collaborare.L’amore più forte rimane quello per le persone che ci stanno vicino: l’83% afferma di amare moltissimo i propri familiari, il 65% il proprio partner. Il 35,9% ritiene di vivere in un territorio in cui la coesione sociale è forte, mentre in Italia il dato si ferma a 26,4%. Certamente non tutti i marchigiani dormono sonni tranquilli. Oggi l’84% si dice preoccupato e il 69% indignato, ma solo il 26% dice di sentirsi frustrato e il 13% disperato. Al contrario, il 61% dei marchigiani si sente vitale. Le preoccupazioni e l’indignazione, non solo non si sono mutate in frustrazione e disperazione, ma non hanno indebolito la vitalità individuale. La Regione quindi è tutt’altro che spenta. Semmai è in attesa di un segnale: il 54% degli intervistati ammette di trovarsi nella condizione in cui vorrebbe fare qualcosa, ma non sa che cosa. Si tratta di un riposizionamento forse solo ideale, solo immaginato, una voglia di recuperare i beni morali come «beni rifugio» in un contesto che percepiamo come degradato.