Merloni: puntare sulla qualità è l’unica strada


E’ stata presentata Venerdì 10 ottobre ad Ancona presso l’Istato – davanti ad una platea attenta e qualificata – la ventottesima edizione della Classifica delle imprese marchigiane.

Alla manifestazione erano presenti Francesco Merloni presidente della Fondazione Aristide Merloni, il prof. Donato Iacobucci (Università Politecnica delle Marche), il prof Valeriano Balloni (ISTAO), curatori della classifica e Piergiorgio Cariaggi della Cariaggi Lanificio, azienda leader nella produzione di filati di pregio che ha registrato una rivelante performance di crescita negli ultimi anni.

Classifica delle imprese

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Sole 24 Ore

 

Grazie all’export e a nuovi settori economici, le Marche nel 2013 hanno “ripreso vivacità”. Lo ha sottolineato Francesco Merloni valutando i dati della classifica che ha fatto emergere un aumento delle vendite dell’1,8% rispetto al calo dell’anno precedente. L’export in particolare, ha rimarcato Merloni, è cresciuto del 5,3% lo scorso anno e del 6,6% nel primo semestre 2014, grazie agli investimenti delle imprese all’estero “anche per iniziativa del presidente Gian Mario Spacca”. Le Marche, ha ricordato Merloni, “erano state più di altre regioni colpite dalla globalizzazione che ha pesato sulle industrie dei beni durevoli”. Ora si stanno riprendendo grazie soprattutto all’export. ”La terza rivoluzione industriale è su base informatica ma questo ha fatto ridurre l’occupazione che dovrà trovare spazio in altri settori come quelli dei servizi”. Ma “non ci sono settori che si sviluppano più di altri, i risultati delle aziende dipendono dalle scelte strategiche fatta dagli imprenditori, rispetto anche alle nicchie di mercato dove collocarsi. Molto dipende dalla gestione” ha concluso Merloni- ”Il problema è il passaggio generazionale delle aziende che tutti gli imprenditori dovrebbero studiare in questo momento valutando le risorse interne ed esterne a loro disposizione”. Nel primo semestre 2014 le esportazioni marchigiane sono cresciute del 6,6% contro poco più dell’1% a livello nazionale. Nonostante il miglioramento tuttavia, si registra una flessione degli occupati, onda lunga di crisi produttiva e stagnazione, e degli investimenti, segno della scarsa fiducia delle imprese in una ripresa che stenta ad arrivare.