Non sparate sull’industria: anche l’Europa se n’è accorta

Il rapporto sull'imprenditorialità 2016: formazione e startup

Articolo del nostro coordinatore scientifico, prof. Donato Iacobucci, pubblicato sul Corriere Adriatico del 11/10/2017

Venerdì prossimo sarà presentata la Classifica delle principali imprese manifatturiere delle Marche, redatta da oltre trent’anni dalla Fondazione Aristide Merloni. Occuparsi delle principali imprese manifatturiere può sembrare di scarsa rilevanza data la diffusa convinzione che reddito e occupazione saranno creati sempre più nei servizi piuttosto che nell’industria e saranno trainati dalle nuove imprese piuttosto che dalle quelle esistenti.

Affermazioni condivisibili a patto di non farne seguire il corollario che il settore manifatturiero è destinato a perdere di rilevanza e che possiamo fare a meno delle grandi imprese.

Il sistema manifatturiero è centrale nei processi di sviluppo e creazione del reddito per diverse ragioni, fra le quali il ruolo che riveste nei processi di innovazione e di internazionalizzazione. Tre quarti della spesa privata in ricerca e sviluppo, principale alimento dei processi innovativi, è sostenuta dalle imprese manifatturiere. Ciò deriva dal fatto che il settore manifatturiero è quello più esposto alla competizione interna e internazionale ed è il settore con i maggiori incentivi all’innovazione. Sul versante dell’internazionalizzazione va ricordato che le esportazioni manifatturiere rappresentano il 95% di quelle nazionali e il 97% di quelle marchigiane.

Ma la rilevanza del manifatturiero emerge con ulteriore evidenza quando si considera la qualità dell’occupazione. Da decenni è in atto un cambiamento nella struttura dell’occupazione delle imprese manifatturiere: si riducono le figure con bassi livelli professionali e aumentano quelle ad elevato livello di qualificazione. Un processo destinato ad accelerare con l’introduzione delle tecnologie di industria 4.0.

Anche in quelle attività in cui non sono richiesti livelli elevati di scolarizzazione le produzioni manifatturiere richiedono un apprendimento di competenze generalmente più complesso di quanto avviene in molti comparti dei servizi. Competenze che sono di più difficile riproduzione e che giustificano la resilienza delle attività manifatturiere una volta che si sono sviluppate in un territorio.

E’ il caso di ricordare, a proposito della qualità dell’occupazione, che alcuni settori spesso indicati come possibili alternative al manifatturiero, come il turismo o l’agricoltura, sono fra i settori dell’economia con i più bassi livelli di qualificazione degli occupati e, di conseguenza, i più bassi livelli di remunerazione e la più alta percentuale di lavoro precario. E’ utile promuovere l’espansione di questi settori per colmare potenzialità di offerta non pienamente sfruttate o per attenuare il problema occupazionale nelle aree interne; ma non è su questi settori che possiamo contare come motori per la creazione del reddito e l’occupazione di qualità.

Si può obiettare che queste considerazioni non valgono per i servizi cosiddetti ‘avanzati’, che richiedono elevati livelli di qualificazione degli occupati. In realtà una parte consistente della domanda per i servizi avanzati –  informatica, servizi finanziari, marketing, ecc. – è alimentata proprio dalle imprese manifatturiere.

Quando si riduce il manifatturiero in un territorio si perdono anche i servizi avanzati, che hanno bisogno di prossimità spaziale con le produzioni manifatturiere. Se ne sono resi conto alcuni paesi che avevano pensato di abbandonare il manifatturiero a favore dei servizi e che stanno tornando indietro. Se ne è resa conto anche l’Unione Europea che nel 2014 ha lanciato il programma “industrial renaissance”, che sollecita i paesi membri ad adottare politiche per riportare il peso del manifatturiero almeno al 20% del PIL.

Le Marche partono avvantaggiate poiché sono già oltre questa soglia.

Ma presentano anche alcuni elementi di ritardo: fra questi un eccessivo peso dei settori a bassa tecnologia e la ridotta dimensione delle imprese. Sul tema della dimensione d’impresa vi è nel nostro paese una inutile diatriba sulla preferibilità delle piccole o delle grandi imprese. E’ inutile poiché per essere competitivo il sistema produttivo ha bisogno di entrambe in quando svolgono ruoli diversi.

Nelle Marche, come nel resto d’Italia, sono carenti le grandi imprese. Il cui ruolo non è sostituibile da un sistema di piccole imprese, per quanto robusto e ben organizzato. Occorre, quindi non lasciarsi distrarre dalla necessità di sostenere il sistema manifatturiero, ma con obiettivi ben precisi: ricerca e innovazione per diversificare verso attività a più alto contenuto di conoscenza; crescita dimensionale per poter operare con maggiore efficacia nei processi di innovazione e internazionalizzazione.

 

Scarica l’articolo di Donato Iacobucci sul Corriere Adriatico: Non sparate sull’industria-Corriere Adriatico-11-10-17