Innovazione e il sostegno dell’Europa alle imprese

Il rapporto sull'imprenditorialità 2016: formazione e startup

Articolo del nostro coordinatore scientifico, prof. Donato Iacobucci, pubblicato sul Corriere Adriatico del 18/10/2017

L’innovazione è diventata la parola chiare per la competitività delle imprese e del sistema economico.

E’ la conseguenza dell’accelerazione del cambiamento che investe le tecnologie e, più in generale, il contesto sociale ed economico. Per tale ragione il sostegno alla capacità innovativa delle imprese è divenuto il principale obiettivo delle politiche industriali della UE e, a cascata, di quelle messe in atto a livello nazionale e regionale.

Negli ultimi anni sono state implementate una serie di iniziative in questo ambito. Uno degli obiettivi di tali politiche è quello di favorire un più efficace collegamento fra la ricerca e l’innovazione. Nel 2012 il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha promosso la costituzione di cluster tecnologici nazionali che riuniscono università, centri di ricerca pubblici e imprese nella progettazione e realizzazione di progetti di ricerca e innovazione.

Le imprese e le università marchigiane hanno aderito a tre di questi cluster: quello dell’Ambient Assisted Living, quello di Fabbrica Intelligente e, più di recente, quello dedicato all’Agrifood. Anche nell’allocazione dei fondi europei per il periodo di programmazione 2014-2020 la UE ha messo l’accento su ricerca e innovazione chiedendo alle regioni di dotarsi di una strategia di specializzazione intelligente.

Una strategia che prevede di concentrare le risorse in alcuni ambiti tecnologici nei quali le imprese e le università regionali ritengono di poter mantenere o acquisire l’eccellenza nei processi innovativi. La Regione Marche ha scelto quattro ambiti di specializzazione, in parte congruenti con i cluster tecnologici prima menzionati: domotica, fabbrica intelligente, meccatronica e salute e benessere. Infine, nel 2016 il governo italiano ha lanciato il piano Industria 4.0: una serie di iniziative volte a favorire un più efficace utilizzo delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazione nei prodotti, nei processi produttivi e nella commercializzazione. Dall’insieme di queste iniziative, che operano a diversi livelli e con diversi strumenti, si ci aspetta un significativo incremento della capacità innovativa delle nostre imprese.

Affinché ciò avvenga le imprese dovranno aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo ma, soprattutto, cambiare il modo di fare innovazione. L’innovazione dovrà sempre più basarsi sulla ricerca piuttosto che sul tradizionale ‘learning by doing’. Questo comporta per le imprese una sfida ben maggiore dell’acquisto di nuove macchine e sistemi di produzione.

Si tratta, infatti, di elevare la qualità del capitale umano e la capacità di collaborare con altre imprese e con strutture di ricerca.  Questo comporta cambiamenti significativi nei modelli organizzativi e di gestione del capitale umano; un’innovazione più complessa e difficoltosa dell’innovazione tecnologica.

Per le imprese che vorranno sfruttare le nuove opportunità per dar luogo a significativi processi di crescita la sfida dell’innovazione è ancora maggiore. Sfruttare le nuove opportunità richiede velocità e la capacità di crescere anche per via esterna, cioè acquisendo altre imprese.

Per fare ciò l’autofinanziamento non è sufficiente e diventa critica la capacità di raccogliere capitale dall’esterno. Le piccole e medie imprese hanno tradizionalmente raccolto risorse finanziare esterne attraverso le banche. Questa fonte è destinata a perdere di rilevanza sia perché sta cambiando la tipologia degli investimenti, sempre più immateriali e rischiosi, sia perché il quadro regolamentare cui sono sottoposte le banche penalizzerà l’allocazione del credito alle piccole imprese. Ciò impone la necessità di considerare canali alternativi al credito bancario, basati sull’accesso diretto al mercato finanziario.

In Italia e nelle Marche sono ancora poche le imprese che utilizzano questi canali. La difficoltà principale sta nel fatto che l’accesso diretto ai mercati finanziari impone di cambiare non solo i modelli organizzativi ma anche quelli della governance, cioè gli assetti della proprietà e del controllo. Non si tratta di superare il modello familiare, prevalente nelle nostre imprese, ma di modificarlo in modo significativo. Facendo maggiore chiarezza nelle relazioni fra i diversi ruoli della proprietà (i soci), del controllo (amministratori) e della gestione (manager).  Introducendo maggiore trasparenza riguardo alle strategie perseguite e ai risultati ottenuti e prestando maggiore attenzione alla loro comunicazione, all’interno e all’esterno dell’impresa.

Nei prossimi anni la vera sfida per gli imprenditori che vorranno sfruttare le opportunità offerte dal nuovo contesto non sarà tanto l’adozione di nuove tecnologie ma la capacità di innovare i modelli organizzativi e di governance delle proprie imprese.

 

Scarica l’articolo del Corriere Adriatico: Innovazione Europa Imprese – Corriere Adriatico 18-10-17