Marche attraenti e longeve ma … è meglio l’Estonia?

Articolo del nostro coordinatore scientifico, prof. Donato Iacobucci, pubblicato sul Corriere Adriatico del 11/10/2017

Lunedì scorso [23 Ottobre 2017, n.d.r] questo giornale ha pubblicato un’interessante inchiesta sui giovani marchigiani che decidono di andare a lavorare e a vivere all’estero.

Il servizio mi ha ricordato quanto ascoltato in un recente convegno a Tartu (Estonia); inizialmente ne avevo sorriso ma forse la questione è più seria.

Il piccolo paese baltico è nella Ue dal 2004 ed ha adottato l’euro nel 2011. Fin dalla sua annessione alla Ue ha utilizzato le risorse europee per potenziare il sistema dell’istruzione e della ricerca. Attualmente è il paese della Ue con il più alto tasso di laureati sulla popolazione adulta, in buona parte in materie scientifiche.

Il paese ha investito molto anche nella digitalizzazione, cioè nella adozione delle tecnologie informatiche. Lo sta facendo da molti anni, ben prima che si iniziasse a parlare di Industria 4.0. Infatti, la digitalizzazione ha riguardato non solo il sistema industriale ma ha investito in misura consistente anche il settore pubblico (e-government) e dei servizi (e-health, e-mobility, ecc.).

Alcuni aspetti di questa informatizzazione sono emblematici. Da 10 anni gli estoni dispongono di una carta di identità elettronica che funge anche da patente, tessera elettorale, tessera sanitaria, codice fiscale. Abbinato ad uno smartphone questa carta consente di effettuare qualsiasi tipo di pagamento in mobilità. Si può, ad esempio, salire su un qualsiasi mezzo di trasporto pubblico senza dover acquistare preventivamente un biglietto cartaceo. Un altro mondo, se si pensa alle inchieste fatte di recente da questo giornale sul problema del pagamento dei trasporti pubblici ad Ancona. Questa carta di identità elettronica contiene anche le impronte digitali e la firma elettronica, con le quali è possibile stipulare contratti in pochi secondi.

Aprire un’impresa è questione di pochi minuti poiché non c’è bisogno di un notaio e il registro imprese (nemmeno a dirlo) è elettronico (e-business). Nel complesso, attraverso questa Id card è possibile accedere in modo rapido e automatico ad oltre 600 tipologie di servizi.

Senza dover ogni volta riempire moduli con nome, cognome, data di nascita… fare la fila alla cassa, ricordarsi il codice bancomat. Tutto questo può apparire estremamente avanzato ma in realtà si tratta di tecnologie consolidate e in molti casi anche poco costose.

La difficoltà nella loro adozione non è tanto nell’entità degli investimenti quanto nel fatto che esse determinano cambiamenti nell’organizzazione dei servizi e nei processi di erogazione. Comportano quindi la necessità di modificare competenze, posizioni lavorative, ruoli, mansioni. Operazioni molto difficili nel contesto italiano per la nota resistenza al cambiamento delle nostre amministrazioni pubbliche, cui si aggiunge la farraginosità del sistema normativo e regolamentare.

La notizia che ho appreso al convegno a in Estonia non è la constatazione della distanza fra la nostra situazione e quella in Estonia. Un ricercatore dell’Università di Tartu ha fornito una stima dei benefici per la popolazione derivanti dall’introduzione dell’informatica nei servizi pubblici. Invece di quantificare questi benefici in termini economici, il ricercatore li ha espressi in termini di tempo di vita guadagnato.

La stima relativa al 2016 è stata di 5600 anni. Considerata la popolazione adulta dell’Estonia corrispondono a circa 50 ore a testa. All’incirca una settimana di lavoro o di svago, a seconda dei gusti.

Poiché l’Estonia partiva da livelli di efficienza già elevati, sospetto che i benefici per gli italiani sarebbero decisamente più elevati. Ignoro se nel calcolo siano stati considerati solo i risparmi di tempo o anche il risparmio nello stress che deriva a tutti noi dalla complicazione e dalle incertezze in cui ci dibattiamo quando abbiamo a che fare con le procedure pubbliche.

Tutto ciò non è certamente sufficiente per decidere di trasferirsi in Estonia. Le Marche sono di gran lunga più attraenti per tanti aspetti, non ultimo il fatto di essere fra le regioni europee con la più alta aspettativa di vita.

Viene però da chiedersi a che pro aumentare il tempo di vita se poi ne dobbiamo sacrificare una parte ad una burocrazia ottusa e inefficiente. Come cittadini dovremmo indignarci un po’ di più per la cronica incapacità delle nostre pubbliche amministrazioni di cambiare e innovare. Non è solo una questione economica; ne va del nostro tempo di vita.