La sfida delle città micropolitane

Articolo del professor Donato Iacobucci, coordinatore dell’area economica della Fondazione Aristide Merloni, pubblicato sul Corriere Adriatico del 10 Gennaio 2018

L’intervento di Marco Marcatili e Massimiliano Colombi comparso su[l Corriere Adriatico di] lunedì scorso [08 Gennaio 2018] a proposito della candidatura di Macerata a capitale italiana della cultura per il 2020 offre interessanti spunti di riflessione sul ruolo delle città medie e della cultura nello sviluppo del territorio. Sono temi centrali per le Marche, regione caratterizzata dall’assenza di grandi città e da un diffuso e rilevante patrimonio storico-artistico.

Condivido le considerazioni fatte nell’articolo sulle potenzialità della candidatura e sulle condizioni che ne rendono possibile il successo.

Prima fra tutte una capacità progettuale che sappia immaginare nuovi percorsi piuttosto che indugiare sui fasti più o meno gloriosi del passato. Questo aspetto è a mio avviso fondamentale poiché troppo spesso in Italia l’appello alla valorizzazione del patrimonio storico-culturale si ferma, appunto, all’appello.

Come se si potessero far scaturire flussi di reddito direttamente e per incanto dal nostro patrimonio architettonico e artistico; semplicemente conservandolo e mettendolo in mostra.

Così non è, ovviamente.

La possibilità di generare reddito e benessere è funzione della capacità di utilizzare questo patrimonio per sviluppare nuove attività, nuovi beni e servizi; più attraenti di quelli prodotti in altri luoghi proprio perché possono contare sull’unicità della nostra storia. Ma è un processo che deve essere alimentato con nuove iniziative e nuovi investimenti. Ben fanno, quindi, Marcatili e Colombi ad utilizzare più volte i termini ‘nuovo’ e ‘produzione’.

La sfida della valorizzazione del nostro patrimonio storico-artistico è una sfida imprenditoriale: che richiede, cioè, idee investimenti e propensione al rischio. Non la semplice conservazione di ciò che abbiamo ereditato dal passato. D’altra parte, questa eredità è frutto di un incessante e continuo processo di stratificazione.

Ciò che oggi ammiriamo è molto spesso il risultato della distruzione di ciò che era stato ereditato dal passato. Le migliori stagioni del nostro paese, pensiamo al Rinascimento, sono quelle in cui più si è innovato. Naturalmente oggi siamo più consapevoli e più attenti alla conservazione; ma non possiamo commettere l’errore opposto di immaginare la conservazione come semplice congelamento dell’esistente: come se non fossimo più in grado di ‘fare futuro’ (per riprendere un’espressione utilizzata da Marcatili e Colombi).

E poiché nella tradizione culturale di Macerata assume grande rilevanza la musica vale la pena ricordare la bella considerazione di Gustav Mahler per il quale il rispetto della tradizione non è il culto delle ceneri ma l’alimentazione del fuoco.

Se vogliamo valorizzare il nostro patrimonio storico-culturale dobbiamo dimostrare di saperlo utilizzare per alimentare nuovo fuoco, cioè proporre prodotti e servizi che incontrano le nuove esigenze e i nuovi gusti dei consumatori. Serve per questo la conoscenza del passato ma anche quella delle nuove tecnologie che ci proiettano nel futuro. Ben fanno Marcatili e Colombi a ricordare che ai progetti culturali occorre affiancare un’adeguata infrastrutturazione innovativa delle città, al servizio della sostenibilità, dell’accessibilità e della mobilità.

Tutto ciò richiede la capacità di elaborate strategie di lungo termine per definire il posizionamento delle città nell’arena competitiva dei territori. Solo in questo modo sarà possibile dare continuità agli investimenti, accrescerne la produttività e favorire le sinergie fra risorse pubbliche e private. In questa direzione la candidatura a capitale italiana della cultura, con tutto ciò che ne è derivato in termini di riflessione e progettazione strategica, è già di per se un successo indipendentemente dal suo esito.

Per le nostre città ‘micropolitane’ (come le definiscono gli autori) vi è, però, un’ulteriore sfida. Come messo in evidenza da Roberto Camagni nell’ultima Lezione di Economia Marche, dedicata proprio al ruolo delle città medie, esse possono avere un futuro solo se sapranno sviluppare sinergie virtuose con altre città, in particolare quelle limitrofe. L’assenza di ‘massa critica’ può essere in parte superata con la specializzazione e la capacità di relazione. Questo implica che le medie città marchigiane hanno poche chances di farcela da sole e dovrebbero puntare a valorizzare le proprie peculiarità in collaborazione e in sinergia con le altre città della regione. Questo richiede un ulteriore sforzo di strategia progettuale e di capacità di relazione, e di abbandono delle velleità campanilistiche tipiche delle nostre città.

E’ la condizione per alimentare di nuovo fuoco il nostro straordinario passato.

 

L’intervento del professor Roberto Camagni alla Lezione di Economia Marche 2017: “Ruolo e futuro delle città medie”