GEM 2017-2018: il rapporto mondiale sull’imprenditorialità

E’ stata pubblicata l’edizione 2017-2018 del GEM, Global Entrepreneurship Monitor: hanno partecipato all’indagine 54 Paesi, in rappresentanza del 67% della popolazione e dell’86 del PIL mondiale. Il rapporto è stato elaborato da un consorzio internazionale coordinato da Babson College, Universidad del Desarollo di Santiago del Chile, Universiti Tun Abdul Razak della Malaysia e Korea Entrepreneurship Foundation.

Per l’Italia, l’analisi è stata curata dal Centro per l’Innovazione e l’Imprenditorialità costituito dall’Università Politecnica delle Marche in collaborazione con la Fondazione Aristide Merloni, coordinato dal professor Donato Iacobucci.

Il 74% degli imprenditori dichiara di aver iniziato la propria attività seguendo un’opportunità di mercato, piuttosto che una necessità: questo emerge dal GEM 2017/18, la ricerca sull’imprenditorialità che dal 1999  monitora la propensione a fare impresa a livello globale.

Sono le economie con i più alti livelli di sviluppo ad offrire maggiori opportunità d’impresa: il Nord America è la regione che offre maggiori opportunità imprenditoriali, con 5 imprenditori opportunity-driven per ogni imprenditore necessity-driven,  mentre l’Africa chiude la classifica, con un rapporto di 1,5.

Genera però forte preoccupazione l’aspettativa sulle ricadute occupazionali generate dal sistema imprenditoriale: il rapporto 2017 mostra che, particolarmente nelle economie meno sviluppate, è in forte discesa il numero degli imprenditori che ritengono di poter creare più di sei posti di lavoro e contemporaneamente aumenta quello di chi ritiene di non creare alcun impatto occupazionale.

Emerge una correlazione evidente tra alti livelli di imprenditorialità spinta dall’opportunità e ricadute occupazionali: ancora una volta, sono gli Stati Uniti a guidare la classifica, con quasi il 40% degli imprenditori che si aspetta di creare almeno 6 posti di lavoro, e l’Africa a chiuderla, dove la percentuale scende al 17%.

I dati chiamano in causa mutamenti strutturali nella visione dell’impresa, con un aumento dei professionisti indipendenti e delle reti di impresa, spinto dalle nuove tecnologie.

Al sondaggio GEM 2017/2018 hanno partecipato 54 economie mondiali , un campione che include  il 67,8% della popolazione e l’86% del PIL

Per il nostro Paese, il rapporto GEM è stato curato dal Centro per l’Innovazione e l’Imprenditorialità dell’Università Politecnica delle Marche e dalla Fondazione Aristide Merloni: il gruppo di lavoro è stato coordinato dal professor Donato Iacobucci, docente della Politecnica e coordinatore dell’area di ricerca economica della Fondazione, ed è formato dai ricercatori Diego D’Adda, Alessandra Micozzi e Francesca Micozzi.

Il rapporto GEM  evidenzia come l’Italia sia al 51esimo posto nel ranking mondiale su 54 paesi censiti dal Gem per tasso di attivazione imprenditoriale calcolato come percentuale dei nascenti imprenditori e imprenditori che hanno attivato un business negli ultimi 42 mesi sul totale della popolazione in età da lavoro.

Solo la Bosnia Erzegovina, la Francia e la Bulgaria registrano risultati peggiori: i fattori che potrebbero spiegare questo risultato sono la paura di fallire (mostrata da quasi il 50% dei rispondenti), la mancanza di opportunità (solo il 28,8% degli intervistati percepisce l’esistenza di opportunità di mercato) e la scarsa percezione delle capacità imprenditoriali (solo il 30% degli intervistati si ritiene all’altezza di avviare un’attività imprenditoriale).

L’indice di spirito imprenditoriale è tra i più bassi nel ranking mondiale. Questo indice cattura e integra 3 componenti importanti considerate dal GEM: se il rispondente conosce qualcuno che ha attivato un business lo scorso anno, se il rispondente pensa ci siano opportunità di business nell’area locale e se il rispondente percepisce di avere le qualità e le competenze per avviare una iniziativa imprenditoriale.

Se si analizzano le risposte degli esperti si nota come in tutti gli ambiti le valutazioni sono inferiori rispetto alla media europea eccezion fatta per le dinamiche del mercato interno che sembrano migliorare e il trasferimento tecnologico.

Il supporto del mercato finanziario per le imprese, la formazione imprenditoriale, la presenza di infrastrutture fisiche e di servizi, la cultura e le norme sociali, nonché il supporto istituzionale (in termini di snellimento della burocrazia e formulazione di programmi ad hoc di incentivo all’imprenditorialità) sono fattori considerati non sufficientemente  adeguati alla creazione di un ecosistema imprenditoriale virtuoso.

Scopri di più e scarica il report sul sito del GEM.