Imprenditorialità femminile: si può fare di più

 

L’imprenditorialità al femminile per battere la disparità di genere

 

Articolo di Donato Iacobucci, Docente di Economia all’Università Politecnica delle Marche e coordinatore scientifico della Fondazione Aristide Merloni, pubblicato in originale sul Corriere Adriatico del 16 Maggio 2018.

 

Negli ultimi anni vi è stata una crescente attenzione per il tema della disparità di genere nei luoghi di lavoro. Il problema è lungi dall’essere risolto ma l’accresciuta attenzione ha contribuito alla messa in atto di azioni concrete volte ad affrontarlo.

Come noto, le disparità aumentano man mano che si considerano i ruoli apicali delle organizzazioni pubbliche e private. In questi casi la disparità riguarda non tanto le differenze retributive o di trattamento quanto la minore presenza femminile in questi ruoli.

Un importante provvedimento in questo ambito è stata la legge relativa alla presenza di donne nei consigli di amministrazione delle società quotate e nelle società pubbliche approvata nel 2011; a fine 2017 la presenza delle donne nei consigli di amministrazione delle società quotate alla Borsa di Milano aveva raggiunto un terzo dei componenti.

Il sistema delle imprese italiano è però dominato dalle imprese familiari e le quotate sono solo una sparuta minoranza. Il tema della partecipazione femminile nei ruoli apicali delle imprese rimane in gran parte aperto.

Questa disparità ha le sue origini nella minore propensione femminile all’imprenditorialità, un aspetto generalmente trascurato rispetto ad altri ambiti di osservazione del divario di genere.

La propensione ad avviare nuove imprese da parte delle donne è, in Italia, meno della metà di quella osservata negli uomini.

Ciò significa che per ogni nuova impresa che si avvia la probabilità che si tratti di un imprenditore uomo è quasi doppia rispetto alla probabilità di osservare un imprenditore donna. Questo divario è presente in tutti i paesi avanzati ma in Italia è più accentuato rispetto alla media europea.

Non solo le nuove imprese avviate da donne sono in numero inferiore rispetto a quelle avviate da uomini, ma presentano in media una minore dotazione iniziale di capitale ed una minore capacità di crescita.

Questa limitazione nella dotazione iniziale di risorse e nella crescita successiva potrebbe derivare non solo da vincoli esterni ma anche da una scelta soggettiva volta a limitare i rischi e la crescita per perseguire un obiettivo di stabilità. Potrebbe derivare anche dal fatto che le donne mostrano una minore fiducia riguardo alle proprie capacità e competenze nell’avviare un’impresa.

Resta il fatto che le nuove imprese a prevalenza femminile hanno maggiore difficoltà nel reperimento delle risorse finanziarie nella fase di avvio e ciò ne limita le possibilità di crescita.

Un aspetto inatteso del divario di genere nell’attività imprenditoriale è che esso è più accentuato nel caso delle imprese innovative e ad alta tecnologia. Ad esempio, nel caso delle start-up innovative quelle a prevalenza femminile sono il 15% contro l’85% di quelle a prevalenza maschile.

Si tratta di un dato inatteso poiché queste imprese sono avviate da persone con elevati livelli di istruzione e l’istruzione dovrebbe essere un potente elemento di attenuazione delle disparità, ad esempio contribuendo a fornire le competenze necessarie ad avviare un’impresa. In questo caso le origini del gap sono più a monte, nelle forti differenze che ancora persistono fra uomini e donne nella scelta dei percorsi di laurea. Le donne sono prevalenti nei corsi di laurea umanistici e delle scienze sociali ma in minoranza in quelle dell’area Stem (Scienze, Technology, Engineering, Mathematics).

Queste lauree offrono, e offriranno ancor di più in futuro, le migliori opportunità di sviluppare attività imprenditoriali. Anche in questo caso si tratta di differenze presenti in tutti i paesi avanzati e non solo in Italia. Nel nostro paese, però, esse risultano più accentuate.

Ben vengano, quindi, le iniziative volte a favorire l’imprenditorialità femminile o le quote femminili nei consigli di amministrazione delle società. Se però si vuole affrontare con decisione il divario di genere nella propensione imprenditorialità occorre agire con decisione a monte, attraverso una più efficace attività di orientamento delle donne verso percorsi di studio che offrono maggiori possibilità nelle carriere manageriali e imprenditoriali.

Evitando di continuare a disperdere un grande potenziale di creatività e innovazione.

 

Scopri si più con il Rapporto sull’Imprenditorialità nelle Marche 2017, dedicato al tema “Donne e Imprenditorialità”