La via delle infrastrutture: incominciare dalla banda larga

Un contributo del coordinatore scientifico della Fondazione Aristide Merloni, professor Donato Iacobucci: la versione integrale dell’articolo è stata pubblicata sul Corriere Adriatico del 20/06/2018

 

L’economista Giorgio Fuà, riferendosi al ruolo dell’intervento pubblico a sostegno del sistema produttivo, esortava i policy maker a concentrarsi sulle infrastrutture piuttosto che sugli incentivi alle imprese.

In effetti le analisi che sono state condotte sull’impatto degli incentivi diretti alle imprese hanno sollevato non pochi dubbi sulla loro efficacia. Anche quanto si tratta di incentivi volti a promuovere l’innovazione il loro effetto ‘incrementale’ sembra essere molto basso; cioè l’intervento pubblico aggiunge poco o nulla a quello che sarebbe avvenuto in sua assenza. Molti di questi incentivi si traducono in un immediato sostegno al reddito ma manca l’effetto moltiplicativo; non stimolano ulteriori investimenti e ulteriore crescita del reddito.

Gli incentivi diretti alle imprese andrebbero evitati anche perché favoriscono inevitabilmente una specifica platea di beneficiari. Al contrario, gli investimenti nelle infrastrutture beneficiano, almeno in linea potenziale, l’intera popolazione delle imprese. Spetterà poi agli imprenditori più attivi sfruttare al meglio queste accresciute potenzialità.

Nella sua esortazione all’investimento pubblico nelle infrastrutture Giorgio Fuà menzionava non solo quelle di trasporto ma anche quelle telematiche.

Considerato che si tratta di uno scritto del 1983 non si può che rimanere impressionati dalla lungimiranza di questa affermazione. Oggi le ‘autostrade telematiche’ sono altrettanto importanti di quelle che facilitano gli spostamenti di merci e persone. Sulle infrastrutture di trasporto la situazione di ritardo nella nostra regione sembra evidente. Nel trasporto aereo la situazione è peggiorata con il taglio dei collegamenti ai principali hub nazionali. Nel trasporto ferroviario ci siamo giovati dell’alta velocità per il collegamento con Milano mentre non vi sono segnali di miglioramento per quello verso la capitale […]. Vi è stato il potenziamento dell’autostrada adriatica che però non ha ancora interessato l’intera regione.

L’unica buona notizia sul fronte delle infrastrutture viarie è il completamento della Quadrilatero, che ha reso più agevole il collegamento della costa con l’entroterra.

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Il progetto del “Quadrilatero del Terremoto” del 1997: infrastrutture stradali per rilanciare Marche e Umbria dopo il sisma

 

Salaria-Pedemontana, una infrastruttura per il dopo terremoto

Collegare Salaria e Pedemontana: la proposta della Fondazione Merloni per il rilancio delle infrastrutture

Sul fronte delle ‘autostrade telematiche’ proprio la settimana scorsa la Regione Marche ha annunciato l’apertura dei primi cantieri per lo sviluppo della banda ultra larga (cioè dai 30Mbit/s in su). Il piano prevede un investimento di oltre 100 milioni di Euro per coprire, entro il 2020, 236 comuni con quasi 700.000 abitanti.

La prima fase riguarderà i comuni colpiti dagli eventi sismici del 2016. Non si può che applaudire a questo tipo di interventi, che va proprio nella direzione sopra indicata: dotare imprese e cittadini di una infrastruttura che aumenterà le possibilità di acquisire e offrire servizi. Inoltre, diversi studi empirici hanno messo in evidenza i positivi effetti moltiplicativi sul reddito e sull’occupazione dell’investimento pubblico in queste tecnologie.

Il plauso per l’impegno della Regione Marche sulla banda ultra larga non può però farci dimenticare che anche in questo ambito l’Italia e le Marche hanno accumulato un notevole ritardo rispetto ai principali paesi europei. L’Italia sconta il fatto di non avere mai promosso la tv via cavo che in altri paesi ha facilitato la rapida diffusione della banda ultra larga. Le Marche sono ancora più in ritardo.

Secondo gli ultimi dati Istat nella regione la percentuale di popolazione coperta con la banda ultra larga è del 16%, contro una media nazionale del 26% e un valore del 37% in Emilia-Romagna. La frammentazione degli insediamenti abitativi e produttivi, tipica della nostra regione, rende la copertura più complessa e costosa. Ma anche più necessaria poiché l’accesso alla banda ultra larga è fondamentale per imprese e cittadini localizzati in aree periferiche, più difficilmente raggiungibili con le tradizionali infrastrutture di trasporto.

Infrastrutture digitali e telematiche: Banda Larga

La Banda Larga in Italia, dal rapporto annuale ISTAT

 

 

Anche in questo ambito non resta che accelerare per recuperare il terreno perduto.