Manager dello Sviluppo Locale: concluso il corso con ISTAO e AASTER

Lo scorso martedì 21 giugno presso Villa Favorita, si è svolta la presentazione dei progetti elaborati, a chiusura dei Laboratori territoriali, dagli allievi del corso “Manager dello Sviluppo Locale”, promosso da ISTAO e AASTER in collaborazione con la Fondazione Aristide Merloni.

Nell’ambito del corso, la Fondazione ha curato i moduli formativi relativi all’imprenditorialità e alla situazione economica della nostra Regione, allo sviluppo a traino culturale e alla progettualità delle Città Creative UNESCO, e alla realizzazione di project work: un ulteriore impegno ha coinvolto la Fondazione, rispetto all’organizzazione di uno dei tre Laboratori territoriali previsti dopo la fase di stage.

Un’occasione di sperimentare sul campo i processi che portano all’elaborazione dei progetti di di sviluppo locale, che la Fondazione Aristide Merloni ha voluto dedicare al tema del Terremoto, e in particolare al potenziale delle tecnologie digitali per promuovere la ripresa economica e sociale dei territori dell’Appennino.

L’idea progettuale elaborata come tesi di fine corso dai tre membri del gruppo di lavoro coordinato dalla Fondazione, Massimiliano Medei, Chiara Puglisi e Lavinia Vitturini, “TRANSUMANZE”, riguardava il trasferimento tecnologico nel settore dell’agricoltura, in particolare rispetto al territorio del Parco dei Monti Sibillini: il progetto è stato introdotto, per la Fondazione Aristide Merloni, da Vittorio Salmoni.

Nell’ambito della giornata finale di lavori, il coordinatore scientifico della Fondazione, professor Donato Iacobucci, ha partecipato a una tavola rotonda sulle competenze per lo sviluppo locale, insieme a Pietro Marcolini(ISTAO), Cristiana Colli (AASTER), Luca Piermattei (CIS e  GAL Colli Esini), coordinata da Sabrina Dubbini. Al convegno, ha partecipato anche Loretta Bravi, assessore alla Formazione della Regione Marche.

Soddisfatti i promotori del percorso “Manager dello Sviluppo Locale“, finanziato grazie al contributo del Fondo Sociale Europeo, e che è stata l’occasione per inaugurare modalità innovative di didattica “sul campo”.

Di seguito, un’intervista a Chiara Puglisi sui contenuti del progetto Transumanze: pur trattandosi esclusivamente di un esercizio di analisi, la proposta progettuale del gruppo di lavoro ha sviluppato un’analisi innovativa dei fabbisogni e delle possibili soluzioni della filiera agricola, in relazione anche alle nuove opportunità offerte da Industria 4.0. Chiara,  a seguito dello stage svolto durante il corso, ha iniziato una collaborazione nell’ambito delle attività della Fondazione Aristide Merloni su Fabriano Città Creativa UNESCO.

 

Chiara Puglisi, corso Manager dello Sviluppo Locale

 

1-Parliamo del Progetto, perché il titolo Transumanze e di che cosa si tratta?

Transumanze innanzitutto è lo schema di un possibile progetto di trasferimento tecnologico per la filiera agricola dell’area ricadente all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, presa come riferimento in quanto tramite specifiche analisi qualitative e quantitative, si è compreso come fosse un territorio periferico e più soggetto di altri a fenomeni progressivi e generalizzanti come lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione.

Si tratta infatti di territori lontani dai grandi assi di mobilità ma ampiamente dotati di capitale rurale, paesaggistico, culturale.

Riallacciandosi alle dinamiche progettuali della fase post sisma 2016, promosse anche dalla Fondazione Merloni con progetti come Rinasco e Salvare l’Appennino, TRANSUMANZE è l’idea di rimettere in moto e dare nuovi valori alle tradizioni agropastorali, come certamente la transumanza, in una chiave nuova e up-to-date, ma che non perde di vista la concretezza e la praticità, che sono poi fondamentali per mettere a valore realmente un comparto come quello agricolo.

Da dove siete partiti nelle prime fasi di ideazione progettuale?

Siamo partiti in verità da un semplice articolo di giornale che spiegava la tradizione della transumanza, comune a molti territori a vocazione agri-silvo-pastorale, come il nostro Appennino Centrale. Da qui abbiamo sviluppato l’idea di quanto questa pratica antica si potesse ben adattare al contesto dell’uomo resiliente, dopo eventi sismici e catastrofi naturali. Il transumante, infatti, non era altro che un contadino che aveva una profonda conoscenza del territorio e delle leggi e ritmi naturali e sapeva sfruttarli al meglio per migliorare i propri prodotti.
Ci è sembrata un’estensione simbolica coerente dell’uomo che deve adattarsi ad eventi naturali anch’essi ciclici, ma ben più problematici della semplice alternanza delle stagioni e dei fenomeni migratori correlati.

In cosa consiste nello specifico la vostra proposta progettuale?

La proposta di Transumanze è articolata in tre filoni principali, pensati per supportare la filiera agricola e il suo sviluppo in chiave tecnologica e innovativa.

La prima è Transumanze – Formazione e Scambi Internazionali, ci piace definirla una “transumanza di idee”, che è poi la finalità principale del progetto, iniziare a rivitalizzare l’agricoltura, parlando di cultura agricola, di antichi saperi e tradizioni, sviluppando uno scambio culturale tra aziende agricole, sia a livello nazionale sia internazionale, per condividere esperienze diverse e Best Practises, creando una rete sinergica transfrontaliera di aziende del settore agricolo e relazioni tra i produttori anche dopo il periodo di soggiorno.

La seconda parte progettuale è quella che vuole incontrare le necessità di Consulenza Commerciale e Promozionale dei produttori, in chiave digital, attraverso l’istituzione di un portale web. il SibillHUB, che contiene al suo interno numerosi cyber servizi gratuiti per i produttori e tanti aggiornamenti su bandi, conferenze e novità di settore.
Abbiamo ipotizzato di allestire un luogo fisico, punto di riferimento per consulenze customizzate sulle nuove frontiere del fare agricoltura, come ad esempio la consulenza Marketplace, che è specifica per l’inserimento delle aziende agricole nei principali e-commerce e ottimizzare la loro presenza o valutare un percorso per svilupparne uno proprio.

Infine l’ultima colonna del progetto è Transumanze – Technology Transfer, il trasferimento di tecnologie alla filiera agricola, con un’ampia gamma di specializzazioni, per mettere in campo e far comprendere ai fruitori le reali potenzialità delle nuove tecnologie, dagli automatismi e sensori più comuni, come i sensori per l’irrigazione dei campi, che permettono il risparmio notevole di risorse idriche.

Per questo abbiamo proposto a seguito di una prima fase di sensibilizzazione alla tematica del trasferimento tecnologico e di scouting d’impresa, per capire il livello di tecnologie adottate, un apparato specifico chiamato Agritransfer, con professionisti di settore che consiglieranno e attiveranno collegamenti con aziende specifiche che operano nel ramo del trasferimento tecnologico per la filiera agricola, anche qui con una alta customizzazione dell’intervento, mirato alle singole specifiche esigenze. Inoltre, Agritransfer sarà integrato con un database che incrocerà al suo interno i progetti di ricerca sull’Innovazione Tecnologica a livello internazionale nazionale e locale, al fine di promuovere la diffusione dei progetti innovativi della filiera agricola a livello internazionale e dare allo stesso tempo dei feedback alle aziende agricole locali.

 

Quali sono i principali attori del territorio presi in causa nelle vostre indagini qualitative?

Molti, devo dire, e ancora tanti altri potrebbero contribuire a rendere ancora più chiare le esigenze del territorio. A questo infatti servono le interviste o analisi qualitative.  Abbiamo avuto la collaborazione del dott. Gian Mario Spacca per i progetti che la Fondazione sta attivando proprio in questo periodo con “Salvare l’Appennino” e le 10 Tribù del CENSIS, energie vitali del territorio per la ricostruzione dei relativi settori. Slow Food, che ha due importanti presidi in questa zona, il pecorino dei Monti Sibillini e la Mela Rosa, poi Vazapp, che ben conoscevamo, una realtà che si va sempre più affermando per risollevare la filiera agricola pugliese, attraverso l’efficace strumento delle ‘contadinner’, per parlare delle problematiche di settore con i diretti interessati, contadini e produttori.

Altri contributi importanti sono giunti in seguito alle interviste con Fondazione Cluster, che si occupa di scouting d’impresa per il trasferimento tecnologico, Punto di Impresa Digitale della Camera di Commercio di Ancona, che promuove la digitalizzazione delle PMI regionali; il Digital Innovation Hub di Confartigianato Macerata, per avere un punto più preciso sulla situazione sviluppo tecnologico e imprese agricole del centro-sud della regione e i progetti messi in campo dalle associazioni di categoria e il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, con la dott.ssa Talamé e il dott. Rossetti, che ci hanno fornito un quadro specifico per l’area che andavamo ad analizzare. Tipicità, con Alberto Monachesi, la Coopagri, l’incontro con il dott. Martini di Marchet, e tanti altri attori territoriali che ci hanno aiutato ad approfondire le varie sezioni progettuali.

Come avete articolato la governance, nella vostra tesi finale?

Se un progetto del genere dovesse trovare attuazione,per dare un reale aiuto allo sviluppo di tecnologie per la filiera agricola sarebbe necessaria la collaborazione dei principali protagonisti e utilizzatori finali per migliorare davvero le risorse e il know-how di questo settore.

Nell’ipotesi progettuale, abbiamo ipotizzato 3 modelli di governance: il primo modello è la costituzione di una rete di imprese agricole del Parco Nazionale, che promuova un coinvolgimento dal basso e più diretto al progetto dei potenziali beneficiari. Un’altra ipotesi è quella della costituzione di una Fondazione di scopo, con una composizione pubblico-privata, per promuovere il rilancio del territorio. In questo caso c’è un grande punto di forza che è costituito dalla disponibilità di risorse grazie alla partecipazione dell’ampia compagine istituzionale. Infine, un modello di Digital Innovation Hub per la filiera agricola, che veda Transumanze come progetto pilota, replicabile poi a livello nazionale.