“Investiamo troppo poco in ricerca, imprese delle Marche penalizzate”

Pubblichiamo un’intervista di Maurizio Gennari al professor Donato Iacobucci, coordinatore della Fondazione Aristide Merloni, pubblicata sul Resto del Carlino-Quotidiano Nazionale del 17 Novembre 2018.

L’intervista, ricca di spunti sull’andamento del nostro sistema manifatturiero, approfondisce le analisi e le tematiche presentate dal professor Iacobucci durante la Presentazione della Classifica delle Principali Imprese delle Marche 2017, tenutasi ad Ancona lo scorso 13 ottobre.

 

“Investiamo troppo poco in ricerca, le imprese regionali penalizzate”

Iacobucci (Politecnica): altre acquisizioni da società estere? Possibile

 

RALLENTAMENTO economico, taglio agli incentivi per l’industria 4.0 e quindi riflessi per le industrie che realizzano beni strumentali; aziende in lista per entrare in Borsa che hanno fatto marcia indietro visti gli andamenti dei mercati azionari. Un andamento generale che sta rallentando e che potrebbe anche pesare sulla occupazione.

«Il nostro problema, ma non da oggi, è legato al fatto che il sistema industriale marchigiano è a bassa o media tecnologia ed è anche formato da piccole e piccolissime imprese», dice Donato Iacobucci docente di Economia alla Politecnica di Ancona ed anche direttore della Fondazione Merloni di Fabriano che tutti gli anni analizza andamento e fatturato dell’industria regionale.

La polverizzazione industriale cosa comporta?

«Soprattutto pesa all’interno di questo quadro il fatto che si facciano pochi investimenti nella ricerca e sviluppo anche perché molte aziende non hanno le forze, anche economiche».

In termini concreti cosa vuol dire?

«Che se l’Italia fa investimenti pari a 1,4 punti percentuali le Marche sono esattamente alla metà perché viaggiamo tra lo 0,6 e lo 0,7 per cento. E questo è un gap antico perché poi è difficile fare innovazione, che è uno dei punti essenziali per la crescita».

Anche poche aziende che sono andate a reperire risorse sul mercato quotandosi in Borsa…

«Anche questo è un problema antico delle nostre imprese e risale agli anni Novanta. Una questione di mentalità e legato anche alle strutture familiari delle aziende. Quotarsi in borsa non vuole dire solamente accedere ai finanziamenti del mercato, ma significa anche alzare lo standing aziendale e quindi inserire manager perché oggi il vero valore aggiunto è il fattore umano».

Possibile, in questo quadro, che possa continuare lo shopping in regione delle aziende straniere?

«Di per sè questo non è un fattore negativo perché vuol dire che le nostre industrie regionali hanno risorse e valori che sono appetibili per le grandi società estere. E’ quindi possibile che la cessione di industrie regionali non sia finito. Niente di male se ci fosse però anche un flusso contrario, e cioè nostre aziende che fanno acquisizioni all’estero. Ultimo caso che possiamo citare, quello dei Guzzini, finiti sotto il controllo di un’azienda svedese che 10 anni fa era un’industria più o meno grande come la società maceratese e la Svezia ha 6 milioni di abitanti…».

Dove peserà maggiormente il possibile rallentamento economico?

«Sicuramente nelle aziende che producono beni strumentali perché sono stati ridotti i fondi per incentivare l’industria 4.0. Altro settore è quello calzaturiero che è in crisi e non da oggi. Già i bilanci del 2017 evidenziavano difficoltà del settore. Possibile che ci sia anche un rallentamento lungo la filiera legata all’automotive anche se nelle Marche le aziende che operano in questo settore non sono tante».

Almeno due aziende, la Hsd e la Mep, hanno rinunciato alla quotazione in Borsa…

«Normale che ciò avvenga soprattutto se i corsi azionari, come in questo momento, non sono favorevoli. Gli imprenditori che vogliono quotarsi cercano di ottimizzare il valore della propria azienda e se questo non è possibile, normale che si torni indietro, aspettando tempi migliori. Comunque sono diverse le imprese marchigiane che sono entrate nel programma Elite, proprio per una eventuale quotazione, ma tutti si sono fermati».

Valori azionari delle imprese marchigiane quotate in picchiata: c’è il pericolo di scalate?

«Questo non lo credo proprio perché la maggioranza dei pacchetti azionari sono saldamente nelle mani della proprietà. L’unico problema potrebbe sorgere per quello che riguarda l’accesso al credito».

 

Di Maurizio Gennari