Occupazione e produttività nelle principali imprese delle Marche, 2017

La XXXII edizione della Classifica delle principali imprese marchigiane, a cura della Fondazione Aristide Merloni, è stata presentata lo scorso 13 Ottobre, sviluppando un’analisi approfondita dell’andamento delle principali imprese della nostra regione, sulla base dei bilanci relativi all’anno 2017: la Classifica include e analizza le maggiori imprese manifatturiere della nostra regione, insieme a quelle di settori rilevanti per il sistema industriale marchigiano, come l’energia, le costruzioni ed impianti, l’informatica.

Questa analisi si focalizza sull’andamento di occupazione e produttività nelle principali aziende marchigiane, divise per settori di appartenenza, rispetto all’anno 2017 e ai primi dati disponibili per l’anno 2018.

 

Occupazione e produttività nelle principali imprese delle Marche

Nel 2017 le principali imprese delle Marche hanno registrato un’accelerazione della crescita rispetto ai due anni precedenti.

Le vendite complessive delle principali imprese manifatturiere sono infatti cresciute del 7%, in linea con il dato relativo alle principali imprese italiane (+6,1%).

Anche l’occupazione e gli investimenti hanno mantenuto un buon ritmo di crescita: il numero dei dipendenti è aumentato del 2,8% rispetto al 2016 e le immobilizzazioni materiali sono cresciute del 4,8%. La redditività invece si è mantenuta costante rispetto al 2016, attestandosi su valori superiori a quelli medi nazionali ed in linea con quelli osservati nel periodo pre-crisi.

Purtroppo però il maggior incremento degli occupati non è stato seguito di pari passo dalla crescita della produttività (misurata dal valore aggiunto per addetto), che è risultata meno elevata nelle imprese regionali rispetto a quanto osservato a livello nazionale (rispettivamente +3,8% e +5,3%).

Rimane pertanto elevato il divario di produttività fra le principali imprese regionali e le principali società italiane: questo perché il valore aggiunto per addetto delle imprese marchigiane è intorno al 70% rispetto a quello delle imprese italiane. Troviamo tre principali fattori di spiegazione di tale divario: la diversa composizione settoriale, le dimensioni e la maggiore rilevanza delle attività di trasformazione rispetto a quelle a monte e a valle delle filiere produttive, cioè le attività di ideazione, sviluppo, marketing e distribuzione.

Nonostante il divario fra crescita della produttività ed occupazione, riscontriamo un dato fortemente positivo: l’andamento del tasso di disoccupazione nei primi due trimestri del 2018, che segnala un’inversione di tendenza rispetto al periodo 2013-2017.

In quest’ultimo periodo il tasso di disoccupazione nella regione si era mantenuto al di sopra del 10% mentre nel secondo semestre 2018 l’ISTAT segnala un valore pari al 7,7%. Si tratta di un valore ancora lontano dal minimo toccato nel 2007 ma che riporta il differenziale positivo fra Marche e Italia ai livelli pre-crisi.

L’aspetto rilevante di questo dato è che la riduzione del tasso di disoccupazione (misurato in relazione alle forze di lavoro) non è associata ad una contrazione del denominatore ma ad una significativa crescita degli occupati. Secondo l’ISTAT essi sono stati pari nel secondo semestre 2018 a circa 648 mila unità. Si tratta di dati congruenti con gli andamenti registrati dalle imprese della Classifica, che hanno evidenziato una significativa crescita degli occupati nel 2016 e nel 2017.


È ancora presto per fare supposizioni sul futuro, infatti la situazione attuale continua ad essere caratterizzata da notevole incertezza ed elevata variabilità nelle performance sia fra i diversi aggregati (settoriali o dimensionali), sia fra le singole imprese. Quindi, considerando gli andamenti altalenanti osservati negli ultimi anni, occorrerà attendere la chiusura del 2018 per poter considerare questi segnali positivi come evidenza di un’effettiva inversione di tendenza.