Senza strategie e investimenti il segno negativo delle imprese

Il rapporto sull'imprenditorialità 2016: formazione e startup

Articolo del professor Donato Iacobucci, coordinatore scientifico della Fondazione Aristide Merloni,

pubblicato sul Corriere Adriatico del 30 Gennaio 2019

 

I dati di recente resi noti dalle Camere di commercio sulla natalità d’impresa nel 2018 debbono suonare come un campanello d’allarme, per l’Italia e per le Marche.

In Italia nel 2018 sono nate 348.492 nuove imprese, con un calo dell’1% rispetto al 2017.

L’entità del calo non è di per sé preoccupante. Vanno però considerati due aspetti.

 

Il primo è che esso segue una tendenza alla riduzione che è rimasta pressoché costante nell’ultimo decennio e che ha determinato una riduzione del -20% rispetto al valore del 2007.

Il secondo aspetto è relativo al numero delle nuove imprese rispetto alla popolazione adulta, cioè alle persone che potrebbero potenzialmente essere coinvolte nell’avvio di nuove imprese.

In Italia questo rapporto è sceso progressivamente nel tempo attestandosi negli ultimi anni intorno all’1%; fra i valori più bassi a livello europeo e mondiale.

 

L’indicatore è grossolano, poiché in una nuova impresa potrebbero essere coinvolte più persone. Indagini più accurate, come quella del Gem (Global Entrepreneurship Monitor) restituiscono lo stesso quadro; l’Italia è fra i paesi con i più bassi tassi di attivazione imprenditoriale, con valori sensibilmente più bassi della media europea e un terzo dei paesi a più alta vivacità imprenditoriale, come Usa e Corea del Sud.

I 10 Paesi con il più alto Indice di Spirito Imprenditoriale secondo il GEM

I 10 Paesi con il più alto Indice di Spirito Imprenditoriale secondo il GEM

 

 

Le Marche hanno per decenni manifestato una vivacità imprenditoriale superiore alla media italiana ma anche su questo versante si stanno allineando alla media nazionale a causa della continua riduzione nell’attivazione di nuove imprese osservata nell’ultimo decennio.

Dalle circa 12.000 all’anno nel periodo pre-crisi alle 8.732 nel 2018; una riduzione di oltre un quarto. A vantaggio della nostra regione rimane il fatto di avere una maggiore quota di imprese di qualità per caratteristiche degli occupati e competenze richieste, come quelle nei settori manifatturieri e dei servizi avanzati.

E’ un dato positivo ma che compensa solo in parte la riduzione osservata per le nuove imprese in generale.

 

Negli ultimi anni vi sono stati diversi provvedimenti, a livello nazionale e regionale, volti a favorire la nascita di nuove imprese. Il provvedimento principale è stato quello del 2012 che ha istituito il registro delle start-up innovative e previsto una serie di agevolazioni per favorirne la nascita e la crescita.

Molte regioni, fra le quali le Marche, hanno a loro volta emanato provvedimenti volti a potenziare questi incentivi o ad allargare la platea dei potenziali beneficiari.

Anche nel caso delle start-up innovative le Marche si confermano fra le regioni con la maggiore vivacità di avvio di queste imprese.

 

Si tratta di un fenomeno rilevante per la qualità delle nuove imprese ma che non è in grado di incidere sul fenomeno generale, considerato che le start-up innovative sono meno dell’1% del totale delle nuove imprese. Rimane quindi la questione del progressivo declino della propensione imprenditoriale; che deve preoccuparci.

La propensione imprenditoriale mostra una relazione positiva con lo sviluppo ed è fondamentale sia per garantire obiettivi economici, come efficienza e innovazione, sia obiettivi sociali, primo fra tutti la mobilità fra le classi e la valorizzazione dei talenti.

L’evoluzione del tasso di attivazione imprenditoriale (TEA) in Italia, dal 2007 al 2017

 

Ben più ardua è la questione su cosa fare per invertire questa tendenza al declino, che è allo stesso tempo effetto e causa delle difficoltà che il nostro paese sta sperimentando da alcuni decenni.

Difficile immaginare singoli provvedimenti risolutivi, mentre occorrerebbero politiche orientate al lungo termine e su vari fronti. Fra i più importanti vi sarebbero gli interventi sul sistema dell’istruzione e della formazione, per il quale occorrerebbe un riorientamento profondo dei contenuti e, ancor più, dei metodi di insegnamento. Capaci di far acquisire competenze trasversali, come il lavoro in team, l’orientamento al problem solving o la capacità di presentare efficacemente le proprie idee.

E occorrerebbe un sistema formativo capace di valorizzare la creatività e stimolare l’assunzione di responsabilità e del rischio.

 

In questi ambiti esistono lodevoli e interessanti iniziative, anche nella nostra regione. Ma continua a mancare una strategia nazionale sostenuta da adeguati investimenti.

 

I fattori che limitano l'imprenditorialità secondo gli esperti del GEM.

I fattori che limitano l’imprenditorialità secondo gli esperti del GEM.

 

Vuoi saperne di più sulla propensione imprenditoriale in Italia e nelle Marche?

Scopri gli approfondimenti tematici della Fondazione Aristide Merloni 

GEM 2017/2018: Il rapporto mondiale sull’imprenditorialità

GEM 2017/2018: Chi ha più spirito imprenditoriale?

GEM Women Entrepreneurship Report: Donne e imprenditorialità nel mondo

GEM Women Entreprenurship Report: Donne e innovazione

Rapporto sull’imprenditorialità nelle Marche: Donne e imprenditorialità

Rapporto GEM 2018: L’imprenditorialità in Italia