Nonostante le start-up e gli spin-off le Marche restano ancora in ritardo

Articolo del professor Donato Iacobucci, coordinatore scientifico della Fondazione, pubblicato sul Corriere Adriatico del 09 ottobre 2019.

In Italia si sta progressivamente affievolendo la propensione imprenditoriale.

Sempre meno persone sono disposte ad impegnarsi e a rischiare per avviare nuove imprese.

L’annuale rapporto sull’imprenditorialità nelle Marche della Fondazione Aristide Merloni, presentato venerdì scorso, ha segnalato la stessa tendenza anche per la nostra regione.

Una tendenza che si manifesta da oltre un decennio. In Italia, dal picco di 436mila imprese nel
2007 si èpassati a 348mila nel 2018 (-20%); nelle Marche dalle oltre 12mila nuove imprese del 2007 a meno di 9mila nel 2018 (-30%).

La prima questione è se questi dati debbano o no preoccuparci. Le Marche, più ancora dell’Italia, sono caratterizzate da un elevato peso delle piccole e piccolissime imprese. Una riduzione della nascita di nuove imprese può essere il sintomo di un progressivo riequilibrio verso imprese di maggiore dimensione.

In realtà, la relazione fra i due fenomeni non è affatto scontata. Negli Usa, paese nel quale è molto
elevata la quota di occupati nelle grandi imprese, è anche molto elevata la vivacità imprenditoriale.

Secondo l’ultimo rapporto del Gem (Global Entrepreneurship Monitor) relativo al 2018 negli Usa oltre il 15% delle persone adulte è stato coinvolto nell’avvio di una nuova impresa; in Italia questa percentuale è inferiore al 5%.

Il caso degli Usa dimostra con evidenza che grandi e piccole imprese non sono alternative e che un sistema produttivo ha bisogno di entrambe per essere competitivo e innovativo. In Italia e nelle Marche abbiamo poche grandi imprese e il calo della vivacità imprenditoriale rischia di indebolire anche il tessuto delle piccole imprese.

Un’altra possibile obiezione alla preoccupazione per il calo della vivacità imprenditoriale è che quello
che conta non è la quantità ma la qualità.

Meglio avere meno imprese ma una percentuale maggiore di nuove imprese che introducono innovazioni e che sono in grado di ottenere buone performance di crescita; che creano, quindi,
occupazione stabile e di qualità.

Questa argomentazione è in parte fondata e nel caso della nostra regione consente di ridimensionare la preoccupazione per il calo della propensione imprenditoriale.

Le Marche, infatti,continuano a caratterizzarsi per una elevata vivacità imprenditoriale nei settori a più alto contenuto di conoscenza, i settori cosiddetti high-tech, caratterizzati da una maggiore propensione all’innovazione.

Iscrizioni di nuove imprese nel settore manifatturiero, % sulla popolazione (fonte: dati Registro Imprese)

Le Marche sono fra le regioni con la maggiore quota di start-up innovative e spin-off universitari rispetto alla popolazione.

Si tratta di numeri limitati rispetto al totale delle nuove imprese, ma con rilevanti potenzialità per le prospettive di diversificazione del sistema produttivo e per la crescita dell’occupazione e del reddito.

Questo risultato è dovuto a due principali fattori. Il primo è la presenza nella regione di un forte e diversificato sistema manifatturiero, che consente la riproduzione di competenze specialistiche e dal quale proviene una consistente domanda di beni e servizi avanzati.

Il secondo è il ruolo degli atenei regionali nella formazione imprenditoriale e nel sostegno alle imprese che nascono dall’attività di ricerca.

Start-up innovative per 1000 residenti. Totale iscrizioni, 2013-2018 (Fonte: Registro Imprese)

La soddisfazione per questi risultati non deve però farci dimenticare che queste nuove imprese, le start-up innovative e gli spin-off universitari, hanno caratteristiche peculiari e necessitano di condizioni molto diverse da quelle del passato per potersi sviluppare.

Fra queste condizioni vi è la necessità di reperire capitale di rischio per sostenere investimenti e crescita e l’accesso a servizi specialistici per sviluppare tecnologia e mercati. In entrambi questi ambiti, e nel primo in particolare, le Marche mostrano ancora evidenti ritardi.

In sintesi, in un contesto di propensione imprenditoriale declinante abbiamo una buona vivacità nell’avvio di start-up innovative da parte di giovani con elevate competenze ma scarsa dotazione di capitali.

Occorre un maggiore impegno delle istituzioni e delle imprese per creare un ecosistema favorevole al loro sviluppo. Non mancano strumenti e buone pratiche sperimentati in altri contesti; si tratta di adottarle e adattarle al contesto regionale. E farlo possibilmente in fretta.