Interventi dell’Ing. Francesco Merloni e di Enrico Letta – Confindustria 2019

Ing. Francesco Merloni

Introduzione – “Il futuro delle Marche – Manifattura, infrastrutture e nuove tecnologie”
Ancona 17 ottobre 2019
Buongiorno a tutti, grazie per aver accolto l’invito di Confindustria Marche, Fondazione Marche e Fondazione Aristide Merloni, onorandoci con la vostra presenza.
Grazie anche a Claudio Schiavoni che ci ospita. Grazie soprattutto agli autorevoli ospiti che ci offriranno le loro importanti riflessioni.
Le Marche sono molto cambiate in questi ultimi anni.
Il cambiamento è l’essenza dell’evoluzione ed il successo nasce dalla capacità di adattamento.
Nella comunità marchigiana il cambiamento evolutivo degli ultimi decenni è stato molto profondo.
Da isola felice, oggetto di studio delle principali università del mondo (Harvard, MIT, Cambridge), siamo oggi divenuti un caso problematico.
Negli anni 70/80 abbiamo assistito nelle Marche alla più impetuosa crescita e trasformazione sociale che la nostra storia abbia mai registrato.
Da comunità agricola (60% della popolazione attiva nel censimento del 1961), siamo divenuti una regione industriale.
Anzi, la più industriale d’Italia e una delle prime dieci tra le 400 regioni d’Europa.
Miracolo della nostra intraprendenza, capacità organizzativa, coesione della nostra vita di comunità, ma principalmente dalla nostra capacità di restare uniti, anche quando nel resto d’Italia la contestazione e la lotta, dentro e fuori le fabbriche, frenavano gli indici dello sviluppo del Paese.
Nelle Marche, abbiamo sempre continuato a crescere.
Abbiamo raggiunto quote significative nel mercato nazionale ed Europeo, fino a quando la globalizzazione ha messo in crisi le nostre produzioni, principalmente quelle dei beni di consumo durevoli, ed è venuta a mancare la capacità di adattamento nel mutato scenario internazionale.
All’inizio del secolo, abbiamo dovuto fare i conti con le ridotte dimensioni delle nostre imprese, con l’impoverimento del capitale umano, con uno Stato tanto indebitato da essere incapace di investire in nuove infrastrutture e in ricerca e sviluppo.
Poi la crisi finanziaria del 2008, iniziata negli Usa, ha ridimensionato la fiducia della nostra comunità.
Ma c’è stato un elemento che, più degli altri, ha appesantito gravemente l’economia regionale.
Si tratta della crisi delle banche marchigiane, che ha iniziato a produrre i suoi effetti più rilevanti a partire dal 2014, anno in cui il pil regionale era ancora superiore a quello nazionale e in linea con quello dell’Emilia Romagna.
La scomparsa delle Banche del territorio (Banca delle Marche e Casse di Risparmio) ha dato un colpo molto forte alla nostra comunità.
Una conseguenza drammatica è quanto accaduto al settore delle costruzioni e dell’edilizia, che hanno dimezzato il loro contributo all’economia regionale in termini di valore aggiunto.
Se, poi, consideriamo il capitale perduto dagli azionisti, in larghissima misura appartenenti al nostro territorio, e vi aggiungiamo quello delle Fondazioni Bancarie, registriamo un impoverimento che può essere valutato nell’ordine di miliardi.
Non c’è da meravigliarsi, allora, se abbiamo registrato in questi anni un affievolimento dello spirito imprenditoriale, forse anche il frutto di altre dinamiche, come l’evoluzione demografica, i cambi generazionali, o più semplicemente l’appagamento per i successi del passato.
Ma c’è stata nel contempo la capacità di resilienza del nostro sistema manifatturiero.
Nonostante le ombre prima evidenziate, verifichiamo che il sistema manifatturiero marchigiano ha proseguito costantemente la sua crescita nel corso degli anni, anche in quelli più duri e dimostra di essere sempre vitale, dinamico e competitivo.
Il nostro sistema produttivo manifatturiero si è elevato a motore principale dello sviluppo dei nostri territori, incrementandone la propensione all’efficienza e all’innovazione.
L’export dei prodotti manifatturieri, oggi, rappresenta
oltre il 90% del valore dell’export regionale ed il 75% della spesa privata in ricerca e sviluppo viene finanziata dalle imprese manifatturiere.
Il sistema delle imprese manifatturiere è anche quello che esprime la domanda di servizi più avanzati, contribuendo in maniera determinante allo sviluppo del terziario ad alto valore aggiunto.
Per tale ragioni va posta la massima attenzione all’eliminazione dei vincoli esterni che ostacolano la crescita delle imprese – (come infrastrutture o formazione)- /o che ne frenano lo sviluppo – (capacità innovativa, ridotte dimensioni, modelli di governance).
E oggi siamo qui per riflettere, insieme ad alcuni studiosi ed economisti, su come sia possibile incrementare la capacità competitiva della nostra economia ed in particolare dell’impresa manifatturiera.
Dietro queste considerazioni ci sono studi e ricerche che approfondiremo ancora di più, singolarmente, nelle prossime settimane in appositi seminari.
Dopo l’incontro di oggi e queste letture di approfondimento,
ci ritroveremo con gli stakehoders per dibattere sulle azioni concrete di politica industriale, utili riferimenti sia per il programma regionale della prossima legislatura, sia per la programmazione europea 20-26 e per Europa2030.
Se ritorniamo con lo sguardo dalle Marche al resto del nostro Paese, notiamo che negli ultimi tre anni anche qui il settore privato dell’economia è stato in grado di conseguire buone performance di crescita e di export.
Come dice l’economista Cipolla gli italiani sanno sempre fare cose belle e ben fatte, “cose che piacciono al mondo
Nel 2012 l’Italia era appesantita non soltanto dal debito pubblico, ma anche dai 600 miliardi del debito privato.
Oggi, quest’ultimo è stato azzerato completamente, grazie ai surplus dell’export.
Davvero, la speranza è che i nostri politici siano altrettanto efficienti con la riduzione del debito pubblico, magari realizzando quella severa lotta all’evasione fiscale a livello nazionale e internazionale che è stata annunciata dal Presidente del Consiglio.
In questi anni difficili, sicuramente un tratto distintivo delle nostre imprese è stata la resilienza, ovvero la capacità di saper far fronte alle avversità in maniera propositiva, facendo leva sulle risorse personali.
Non ci siamo mai lasciati abbattere dalle difficoltà e abbiamo saputo sempre reagire per rialzarci più forti di prima.
Così sarà anche per il futuro, che troverà sicuramente nuovi protagonisti.
Il futuro è dei giovani: quei giovani che si stanno impegnando in nuove attività di impresa, soprattutto nelle startup innovative, dove le Marche sono ai primi posti in Italia.
Oggi, vogliamo trarre giovamento dai nostri autorevoli relatori Montanino, Cottarelli, Geraci, Gavosto, Pesaresi e Poma, che ringraziamo calorosamente per il notevole lavoro di ricerca prodotto.
Concluderanno il viceministro Stefano Buffagni, che ci porterà il punto di vista del Governo nazionale ed Enrico Letta, un grande studioso dei problemi internazionali ed europei, che ha scelto le Marche come sua terra di adozione.
Grazie a tutti per la vostra attenzione.

Enrico Letta

Intervento – “Il futuro delle Marche – Manifattura, infrastrutture e nuove tecnologie”
Ancona 17 ottobre 2019