XXXIII Classifica delle principali imprese marchigiane, anno 2018

 

Il 12 novembre 2019, è stata presentata ad Ancona, presso la sede di Confindustria Marche, la XXXIII edizione della Classifica delle principali imprese marchigiane, curata dalla Fondazione Aristide Merloni.

La Classifica è stata presentata e discussa in un dibattito al quale sono intervenuti Francesco Merloni, Valeriano Balloni, Donato Iacobucci, Giancarlo Paci, Silvia Paci (Profilglass). Moderatrice dell’evento Ilaria Vesentini (Sole 24 Ore).

La Classifica è basata sui bilanci chiusi al 31.12.2018, e la XXXIII edizione ha visto l’allargamento della Classifica alle imprese operanti in tutti i settori dell’economia, dall’agricoltura ai diversi ambiti del terziario: sono considerate le prime 500 imprese per valore delle vendite, indipendentemente dalla sede legale purchè abbiano la principale sede operativa nelle Marche.

Oltre alle informazioni riferite alle singole imprese, nella Classifica sono esaminati i risultati aggregati basati sui bilanci somma delle sole imprese manifatturiere, sia per garantire omogeneità all’aggregato sia  per la rilevanza del settore manifatturiero nell’economia regionale.  L’analisi aggregata comprende un numero maggiore di imprese rispetto a quelle presenti nella Classifica, includendo i bilanci ordinari delle imprese con oltre 5 milioni di Euro di vendite.

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L’analisi dei bilanci somma

Nel 2018 è proseguita la crescita delle vendite delle principali imprese manifatturiere regionali, anche se ad un ritmo leggermente inferiore a quanto registrato nel 2017; la variazione nel 2018 è stata del 4,9% mentre nel 2017 era stata del 7%. La stessa tendenza si evidenzia a livello nazionale: se si considerano le principali società manifatturiere italiane la frenata è risultata ancora più brusca, passando dal +6,1% del 2017 all’1,6% del 2018.

Il consolidamento della crescita ha contribuito ad attenuare l’elevata dispersione dei tassi di crescita osservata nell’ultimo decennio. Le imprese che hanno registrato una variazione positiva delle vendite costituiscono circa i due terzi del totale (67,4%) e oltre un terzo delle imprese (34,6%) ha registrato tassi di crescita superiori al 10%.

Nel 2018 si è confermata la crescita degli occupati (+2,7%) già osservata nei due anni precedenti (+2,3% nel 2017; +3,4% nel 2016). Il dato regionale è in linea con il dato osservato per le medie imprese italiane (+3,0%) e superiore a quello registrato per le grandi imprese (+0,9%).

Anche nel caso della variazione degli addetti le imprese con segno negativo sono poco più di un quarto del totale (28%) mentre quelle con una variazione positiva sono oltre il 50%.

Analizzando attraverso la contabilità regionale l’andamento del valore aggiunto a prezzi costanti nella regione per i principali settori, si evince come nessuno di essi abbia recuperato i livelli conseguiti prima della crisi. Tuttavia, il manifatturiero è il settore che segnala la migliore dinamica di crescita dopo il 2013. La crescita è stata particolarmente significativa nel 2017, ultimo dato disponibile della contabilità regionale.

La buona performance dell’industria manifatturiera negli ultimi anni ha determinato un incremento del peso sul valore aggiunto totale. A fine 2017 esso sfiorava il 25% del valore aggiunto regionale contro una media italiana del 16,7%. Risulta, al contrario, in netta contrazione il peso del settore delle costruzioni che nel 2017 ha registrato un valore aggiunto di poco superiore alla metà di quello osservato nel 2007.

La ripresa nella crescita della produttività osservata negli ultimi anni nel sistema manifatturiero regionale è anche il risultato di un significativo processo di selezione delle imprese meno innovative e meno efficienti che si è prodotto nell’ultimo decennio.

Dal 2009 il numero delle cessazioni delle imprese manifatturiere nella regione è stato costantemente superiore a quello delle nuove iscrizioni, che hanno mostrato una tendenza declinante per tutto il periodo. Ne è risultata una significativa riduzione del numero delle imprese attive, passate dalle oltre 21.000 del 2009 a meno di 19.000 a fine 2018.

Se la dinamica della produttività è simile fra le imprese regionali e quelle italiane, rimane invece ampio il divario nei livelli: il valore aggiunto per addetto delle imprese marchigiane è, infatti, di poco superiore ai due terzi di quello registrato nella media nazionale.

La principale spiegazione di questo divario è da attribuire alla diversa composizione settoriale e dimensionale delle imprese regionali rispetto a quelle italiane.

Al pari di quanto registrato a livello nazionale, anche le imprese marchigiane continuano a mantenere un livello elevato di liquidità, che si attesta intorno al 15% del totale delle attività.

Il peso delle disponibilità liquide sul totale dell’attivo è decisamente superiore a quello osservata negli anni pre-crisi ed è probabilmente da attribuire all’accresciuto livello di incertezza sulle prospettive future e alla maggiore difficoltà nell’accesso alle fonti di finanziamento esterno. Ciononostante, in quest’ultimo triennio si è avuta una significativa ripresa dell’attività di investimento, continuata anche nel 2018 e che ha riguardato tutte le componenti delle immobilizzazioni.

A differenza del 2017, nel quale tutti i settori avevano mostrato un segno positivo, nel 2018 il settore delle Pelli cuoio e calzature, che è fra i più importanti in termini di vendite, presenta un segno negativo (-3,4%).

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La Classifica delle Imprese 2018

La principale novità della presente edizione della Classifica è l’estensione alle imprese di tutti i settori di attività con la
sola eccezione degli istituti di credito. Oltre ai settori dell’informatica e delle costruzioni, già presenti nella Classifica 2017, i nuovi settori inclusi sono: le Agenzie di servizi, l’Agricoltura, l’Assistenza sanitaria, il Commercio e i Trasporti. Fra i nuovi settori quello con il numero maggiore di imprese, anche di grande dimensione, è quello del Commercio.

L’inclusione di ulteriori settori di attività ha determinato un innalzamento della dimensione media delle imprese presenti nella Classifica. La numero 500 ha un valore delle vendite superiore ai 12 milioni di Euro.

Con riferimento alle prime 10 imprese manifatturiere, le posizioni del 2018 sono rimaste invariate. La Classifica è guidata dalla ARISTON THERMO, che è anche l’unica a superare il miliardo di Euro di vendite. 

Nel 2018 la ARISTON ha registrato un incremento significativo delle vendite (+5%, pari a 78 milioni in termini assoluti) ma in rallentamento rispetto alla crescita registrata nel 2017 (+9.9%).

Fra le principali società manifatturiere quella che registra la crescita più sostenuta delle vendite è la PROFILGLASS (+15,5%), che ha portato la sua testimonianza alla Presentazione della Classifica, con la presenza di Giancarlo e Silvia Paci, rispettivamente fondatore e CFO dell’azienda fanese.

A conferma delle difficoltà attraversate da alcuni anni dal settore calzaturiero si può notare che le prime tre imprese (TOD’S, IMAC e B.A.G.) registrano tutte un calo delle vendite, particolarmente accentuato per la B.A.G. (-14,3%).

Nelle prime 10 posizioni della Classifica sono entrate due imprese non manifatturiere appartenenti al settore della grande distribuzione: MAGAZZINI GABRIELLI e CONAD ADRIATICO. Entrambe hanno registrato significativi incrementi delle vendite nel 2018.

 

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