Riflessione scientifica e azione sono la vera eredità di Balloni

Valeriano Balloni, studioso distretti industriali, ISTAO e Fondazione Merloni

Articolo del professor Donato Iacobucci, coordinatore scientifico della Fondazione, pubblicato sul Corriere Adriatico dell’08 gennaio 2020.

La scorsa settimana ci ha lasciati Valeriano Balloni.

I lettori di questo giornale ne hanno apprezzato i frequenti interventi su queste colonne. I media locali e nazionali ne
hanno ampiamente ricordato la figura e la carriera, iniziata negli anni’ 50 da calciatore in importanti squadre della
massima divisione. E’ stata proprio la carriera calcistica a portarlo ad Ancona negli anni’ 60 come giocatore dell’Anconitana.

Ad Ancona si è laureato in Economia con Giorgio Fuà ed ha iniziato la sua seconda carriera come economista. Docente di politica economica e di economia industriale nelle università di Ancona e di Urbino, direttore dell’Istao negli anni dell’avvio e vicepresidente dal 2004 al 2011.

Per decenni collaboratore della Fondazione Aristide Merloni fu chiamato nei primi anni’ 80 da Vittorio Merloni a fondare il centro studi di Confindustria Marche. Non che i suoi interessi fossero limitati all’ambito regionale.

E’ stato fra i precursori degli studi di economia industriale in Italia all’interno di un gruppo di studiosi che si raccoglieva intorno alla rivista L’Industria, animata da Romano Prodi. Non sarebbe possibile rendere conto dell’attività e della produzione scientifica di Valeriano Balloni in poche colonne e non è questo l’obiettivo dell’articolo. Vi saranno altri momenti per farlo in modo adeguato.

Valeriano Balloni con Romano Prodi, Francesco Merloni, e Diego Della Valle alla Presentazione della Classifica delle principali Imprese Marchigiane, di cui il professor Balloni ha sempre curato il commento insieme al professor Donato Iacobucci

Quello che mi preme sottolineare è quanto le riflessioni e le idee proposte nel tempo da Valeriano Balloni siano state e siano tuttora rilevanti per interpretare l’economia regionale e per individuare le direzioni che ne garantiscono lo sviluppo.

Valeriano Balloni è stato fra i primi e più attenti osservatori dell’economia marchigiana, fin da quanto si iniziò a parlare di Via Adriatica allo sviluppo e di modello marchigiano alla fine degli anni‘60. Pur essendo stato fra i maggiori interpreti del modello marchigiano ne ha sempre chiaramente evidenziato i problemi, associati in primo luogo ai limiti del fattore organizzativo-imprenditoriale; limiti che erano ben presenti nella riflessione di Giorgio Fuà sui paesi a sviluppo tardivo, quali erano l’Italia e le Marche.

Al pari di Giorgio Fuà, Valeriano Balloni aveva ben presente i pregi dei sistemi di piccola impresa, ma anche i limiti associati alla piccola dimensione che non consentivano di operare, come usava dire, sull’intera tastiera dell’innovazione.

Un ruolo quest’ultimo che spettava alle imprese più grandi. Di qui l’interesse per lo studio delle principali imprese
regionali. E’sua l’idea della Classifica delle principali imprese marchigiane pubblicata annualmente su Economia
Marche a partire dagli anni’80. Le riflessioni e le idee di Valeriano Balloni si fondavano non solo sull’analisi rigorosa dell’evidenza empirica ma anche sulla continua frequentazione del sistema imprenditoriale, che conosceva a fondo anche per aver ricoperto ruoli di responsabilità in alcune grandi imprese.

Abbinare riflessione scientifica e azione era la sua principale caratteristica. Anche nell’altro suo grande interesse: la
formazione. Un’attività fondamentale per superare i limiti del fattore organizzativo imprenditoriale, principale fattore di ritardo del sistema imprenditoriale regionale. E’ sua l’idea,del tutto innovativa negli anni 90, di un corso nel quale coinvolgere
studenti di ingegneria e di economia. Prima intuizione dell’importanza della contaminazione fra discipline diverse per promuovere imprenditorialità e capacità innovativa.

Progettare processi formativi in grado di abbinare competenze tecnologiche e organizzative è rimasta la sua preoccupazione principale, espressa anche negli ultimi interventi su questo giornale.

Erano modelli ispirati alle esperienze delle migliori business school nel mondo, ma che avevano ben presente le caratteristiche e le esigenze dell’economia regionale. A chi gli era vicino mancheranno gli stimoli delle sue idee e la carica di entusiasmo, di tenacia e di simpatia con le quali sapeva proporle emetterle in atto.

Alle Marche mancherà un’importante voce di riflessione e di indirizzo.

Una mancanza in parte attenuata dalla certezza che le riflessioni e l’esempio che ci ha lasciato continueranno ad essere di stimolo e di riferimento per la comunità regionale.